Craf – Da Banana
Oggi vi voglio presentare un locale che a chiunque venga a soggiornare alla Ben House consiglio vivamente. Sto parlando di una storica trattoria di Oristano oggi passata alla denominazione e riconosciuto “Ristorante Tipico della Sardegna” un luogo dove accoglienza, professionalità e passione si fondono fra la magistrale accoglienza e l’interpretazione della cucina sarda identitaria portata avanti dai fratelli Pippia – Alberto e Mattia – entrambi cresciuti fra la cucina e l’accoglienza del medesimo locale e che hanno ereditato dai loro genitori – Rita Malica e Salvatore Pippia– che fondarono oltre quarant’anni fa, precisamente nel 1985, Craf da Banana, e che portarono avanti con tenacia e vocazione per la valorizzazione dell’ospitalità e dei prodotti sardi. La prima parte del nome del ristorante ricorda un’onomatopea che riporta al suono dello sgranocchiare il celeberrimo pane carasau; la seconda parte un soprannome – come d’usanza tempi addietro in Sardegna che ancora oggi sopravvive particolarmente nell’entroterra sardo – col quale era solito essere chiamato Salvatore sin dalla sua gioventù . A ricordare i fondatori del locale oggi rimane una targa accanto al tavolo nel quale era solito sedersi Tore con inciso il suo volto con accanto la frase “Faghede sempre sa oghe ostra” (dite sempre la vostra) e, nella saletta più interna del locale, un bellissimo dipinto su tela che copre la caratteristica arcata di un muro del locale settecentesco. Alberto, rispettivamente Maître di Sala, ha ereditato la dote dell’accoglienza, settore di Craf nel quale ha sempre lavorato e del quale dice che per lui è “un’arte fatta di attenzione, eleganza e autenticità”; Mattia invece ha preso in mano le redini della cucina: fin da giovanissimo ha lavorato in ogni fase che concerne Craf riconoscendo ben presto il valore dell’ospitalità, del sacrificio e del rispetto per la materia prima che oggi destreggia in maniera eccellente. Molto attento anche lui ai dettagli della sala, delle pietanze, curioso del settore e sviluppatore di idee culinarie innovative senza perdere l’identità del piatto e soprattutto il carattere della sardità del medesimo, negli anni ha cominciato il suo percorso di formazione che ancora oggi continua in diverse parti d’Italia, specializzandosi come Chef e Sommelier del vino fino a giungere alla parte più importante per un ristorante circa la gestione del medesimo per la quale si è specializzato in un Master di Gestione d’Impresa presso la SDA Bocconi. Accanto all’attività imprenditoriale Mattia ricopre anche il ruolo di Rappresentante FIPE Oristano ed è componente dell’Ente Bilaterale del Turismo della Sardegna (EBTS), contribuendo allo sviluppo della ristorazione e del turismo del territorio attraverso il dialogo con istituzioni, imprese e operatori del settore. Negli anni i due fratelli hanno ampliato la vision del locale proponendo anche diversi progetti di cooperazione anche con altre attività del territorio, con le quali è nato ad esempio il progetto “Banana Natural”, una linea esclusiva di prodotti organizzata per portare nelle case l’essenza del territorio. Così, le eccellenze genuine – pilastro portante della filosofia di Craf – che interpretano il gusto della Sardegna sono raccolte insieme: Olio EVO Multicultural; vini sardi selezionati; miele; tartufo e fra questi non poteva certo mancare la pasta fatta a mano fra cui le tradizionali Lorighittas. Altri servizi proposti negli anni sono stati il Craf banqueting e catering, due servizi personalizzati ed esclusivi nei quali è insita e manifesta l’attenzione al dettaglio tout court. Di seguito qualche esempio della loro cucina. Per gentilissima concessione del tempo dello Chef Mattia Pippia di seguito trovate qualche risposta alle domande che ho personalmente rivolto a loro per ringraziarli sentitamente per il loro operato ultradecennale, ma soprattutto per quel piacere che si ha quando ci si siede nei tavoli di Craf in un’atmosfera che conferma la riuscita dello scopo dell’intera famiglia Pippia: “fare sentire il cliente come se fosse di famiglia”. Perché la cucina non serve per riempire lo stomaco e basta, la cucina deve emozionare e loro lo sanno fare con maestria! Intervista a Mattia Pippia 1. Come, quando e perché nasce Craf da Banana? Craf da Banana nasce come evoluzione di una storia familiare costruita nel tempo attorno alla ristorazione e all’ospitalità. Io e mio fratello Alberto siamo cresciuti dentro questo mondo, osservando i nostri genitori, Rita e Tore, lavorare ogni giorno con sacrificio e con un rapporto molto diretto con gli ospiti. Con il passare degli anni abbiamo sentito l’esigenza non soltanto di continuare quella storia, ma di darle una forma contemporanea. Craf oggi vuole essere un ristorante capace di raccontare la Sardegna attraverso la cucina, il vino, l’accoglienza e le persone che producono le nostre materie prime. 2. Cosa vuol dire il nome del locale? Il nome è prima di tutto legato alla nostra identità familiare e alla storia con cui il locale è conosciuto. Per noi oggi è diventato quasi un marchio di appartenenza: non rappresenta soltanto un ristorante, ma un modo di raccontare chi siamo e da dove veniamo. Dietro quel nome ci sono la nostra famiglia, tanti anni di lavoro e il desiderio di portare quella storia nel futuro. 3. Si può parlare di un prototipo di quello che oggigiorno viene definito slow food? Ci riconosciamo certamente in molti principi legati a questa filosofia: rispetto della materia prima, stagionalità, produttori locali, ricette che appartengono alla memoria e tempo dedicato alle lavorazioni. Non amo però utilizzare le definizioni come etichette. Preferisco pensare a una cucina che rispetta il prodotto e chi lo produce. Se questo significa recuperare una preparazione lunga o raccontare un ingrediente poco conosciuto, per noi è parte naturale del lavoro. 4. Perché tu e tuo fratello avete deciso di proseguire il lavoro iniziato dai vostri genitori? Perché abbiamo percepito questa attività non semplicemente come qualcosa da ereditare, ma come qualcosa da trasformare. Continuare un’impresa familiare non significa fare esattamente ciò che facevano i nostri genitori. Significa rispettare ciò che hanno costruito e avere il coraggio di evolverlo. Alberto ha sviluppato soprattutto il rapporto con l’ospite e la sala; io mi sono concentrato maggiormente sulla cucina, sulla gestione e sullo sviluppo dell’impresa. Abbiamo competenze differenti, ma una radice comune.





