Ben House Oristano

Luoghi da visitare

Festa di Santa Severa

La terza domenica di settembre si dà luogo alla celebrazione di Santa Severa. Festa che comincia al mattino con una consueta processione per il paese e si conclude all’omonima chiesa sita quasi all’uscita del paese in direzione per Cagliari, in via Giovanni XXIII, dove viene celebrata la messa. Al termine della messa tempo fa ci si spostava nel retro della chiesa per proseguire con i festeggiamenti, le condizioni del sito archeologico hanno portato a spostare i festeggiamenti al centro del paese, di fronte allo stagno nel retro del Municipio, dove si prosegue con la sagra de Is malloreddus a sa Campidanesa dove si assaggiano gratuitamente squisiti gnocchetti al sugo, il più delle volte fatti in casa, accompagnati da pane e buon vino, tutti prodotti a km Ø.

Festa di Santa Giusta

La festa della patrona del paese si svolge i giorni in cui morì martire, ovvero il 13 maggio. La festa venne prorogata al 14 per contemplare anche le sante Giustina e Enedina.  I preparativi della festa cominciano diverse settimane prima: le donne sono addette al taglio, alla raccolta e alla lavorazione delle palmette che il pomeriggio del 13 maggio sono da portare in ogni singola casa del paese; mentre è uso che gli uomini vadano ancora oggi alle pendici del Monte Arci a tagliare la legna che dovrà poi essere impiegata per allestire vari carri – in passato trainati da buoi e asini, oggi sostituiti da moderne macchine agricole – e per accendere a sera il grande falò in onore della santa. Ma prima di ciò, la mattina si comincia con la processione più lunga dell’anno, che passa tutto il paese recitando il Rosario in lingua sarda. Ballus Tundus, canti, gare di poesia, musica folkloristica, affiancati da numerose bancarelle nelle quali è possibile mangiare dell’ottimo cibo locale e giostre per adulti e bambini, continuano il resto della serata nel grande piazzale retrostante il Comune. Fino agli anni ’60 la festa si svolgeva ai piedi della Basilica di Santa Giusta, poi venne trasferita nell’attuale sede. Termina la serata uno spettacolo pirotecnico che illumina il cielo sopra la laguna. Il giorno dopo solitamente è presente qualche gruppo musicale sardo o, come negli ultimi tempi, anche cover band di artisti famosi. Ogni anno la festa principale del paese registra più di 6.000 presenze.

Festa di San Giovanni Battista

Nel quartiere Is Concias, che dà verso la campagna oristanese, il 24 giugno si svolge la festa di San Giovanni Battista. Comincia con una processione dalla Basilica di Santa Giusta fino ad arrivare alla piccola cappella di recente costruzione in onore del santo, vicino alla quale viene celebrata la Santa Messa. Al termine delle funzioni religiose ha luogo la sagra della pecora in cappotto. Probabilmente, dai tempi della peste del ’600 che interessò pesantemente tutta l’isola, una costumanza è rimasta impressa nelle persone del paese: la notte precedente la festa, ovvero quella tra il 23 e il 24 giugno, si accendono piccoli fuochi sui quali i giovani si divertono a saltarci sopra. Anticamente non era proprio un divertimento, e ciò a sicuramente mutato l’uso e scemato la credenza di questo gesto. Poiché vestiti, cadaveri di persone e animali appestati venivano bruciati nei fuochi, al fine di debellare la peste ed era usanza compiere il rito di saltare sopra ed oltre questi fuochi e uscirne illesi. Un gesto che scongiurava, secondo le ferme credenze popolari dell’epoca, il contagio.

Chiesa Romanica

Chiesa di Santa Severa

Chiesa risalente al VII sec. e.v., sita in via Giovanni XXIII poco dopo l’entrata Sud del paese, venendo da Cagliari. Oggi solo in parte mostra parti autentiche, poiché dopo i debiti restauri avvenuti negli anni ’80 del secolo scorso, con i quali è stata necessaria una revisione globale dell’edificio e la costruzione di una moderna sagrestia per il riutilizzo della chiesa. La struttura è stata modificata in termini di uso dei materiali, tuttavia mantenendo l’assetto della pianta della chiesa originario. La ristrutturazione ha messo in luce pietre d’arenaria, o conci, quasi sicuramente provenienti dalla penisola del Sinis a non più di 20km da Oristano, nella quale da circa un decennio è stata fatta una scoperta archeologica piuttosto importante: i Giganti di Mont’e Prama. La chiesa oggi, a dispetto di qualche tempo addietro, è aperta ogni domenica per le funzioni liturgiche e viene celebrata la festa annuale della santa.

L'Anguilla di Marte

L’Anguilla di Marte

L’Anguilla di Marte è un’opera di Salvatore Garau, classe ’53, pittore del visibile e dell’invisibile, scultore, regista e scrittore nativo di Santa Giusta. Un uomo che ha dedicato la sua vita all’arte in varie forme: come artista musicale, subentrando come batterista nel 1977 al gruppo rock politico Stormy Six fino al 1982, anno di scioglimento del gruppo, poi riavvicinatisi in varie reunion che ci furono negli anni 1993, 1997, 2005, 2008, 2010 e 2018; come pittore, esordendo nel 1984, a dieci anni dalla laurea all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Pittore del visibile e dell’invisibile, espressione che si può riassumere con le stesse parole dell’autore a seguito dell’articolo L’assenza delle mie sculture è una presenza che turba: Chi ha deciso che una forma creata solo nella mente non può essere immaginata fisicamente in uno spazio? Il confine tra filosofia e opera d’arte può essere valicato? «Ma certo! La matematica, per esempio, può sconfinare nella pittura, l’architettura nella fisica, la poesia nella filosofia, la scultura nella danza. D’altronde sono processi avviati nell’arte già dai primi del ’900, per non parlare degli anni ’60. Recintare ciascuna espressione creativa vuol dire limitare stupidamente la forza intrinseca che, a contatto con diverse esperienze, può generare la meraviglia imprevista che tanto cercavamo! Ho deciso di rendere un titolo (una micro poesia, se vogliamo) una scultura, ma non solo una, bensì migliaia di sculture che ognuno può scolpire nella propria mente, sforzandosi di riconquistare il potere dell’immaginazione. Richiede fatica, certo, ma preferisco ricordare alle persone che si può fare, a costo di andare in crisi, che poi, in questo caso, non sarebbe altro che porsi davanti a delle scelte e decisioni private. Le persone possono diventare proprietarie di una loro idea, in questo caso di una propria scultura! Mi sembra meraviglioso! Un popolo che non ha più fantasia è un popolo che sta lentamente morendo.» Alcuni articoli e video di e su Salvatore Garau: https://www.linkoristano.it/2023/01/11/dopo-12-anni-si-completa-languilla-di-marte-a-santa-giusta-la-testa-e-pronta-lavori-per-il-basamento/ https://www.unionesarda.it/cultura/salvatore-garau-lartista-della-scultura-invisibile-do-alle-persone-il-potere-della-fantasia-n6hm57tm https://artslife.com/2021/02/07/salvatore-garau-buddha-in-contemplazione/ https://lavaligiadellartista.com/2021/06/10/la-scultura-invisibile-di-salvatore-garau/ Salvatore Garau canale YouTube: https://www.youtube.com/@salvatoregarau8949 L’artista delle sculture invisibili https://www.youtube.com/watch?v=Cj7BFPEgvMo Scultura nel cielo https://www.youtube.com/watch?v=sqZ8gWIh5EA “Sacro” Caraffa Museum, Cordoba, Argentina Salvatore Garau, Istituto Italiano Di Cultura https://www.youtube.com/watch?v=KWJtvFkQFos L’anguilla di Marte (coda) https://www.youtube.com/watch?v=_Yen2YVkjtk L’anguilla di Marte (testa pt. II) https://www.youtube.com/watch?v=-cTLMbYiM4U https://video.virgilio.it/guarda-video/vende-una-scultura-invisibile-a-15mila-euro-lacquisto-incredibile_bc6256431201001 https://video.repubblica.it/tecnologia/tech/genio-o-furbetto-parla-salvatore-garau-che-ha-venduto-una-scultura-invisibile-per-15-mila-euro-si-vede-col-cuore/389406/390123 https://www.repubblica.it/green-and-blue/2022/06/29/news/pini_oristano_museo_salvatore_garau-355795200/ https://www.facebook.com/TgrRaiOfficial/videos/sculture-invisibili-da-santa-giusta-a-new-york/499207071404588/ https://www.expartibus.it/basilica-di-santa-giusta-garau-espone-opera-invisibile-e-pala-daltare/ Torniamo all’Anguilla di Marte. Questa è la terza installazione di Garau, preceduta da due installazioni site-specific: la prima del 2006, in Sardegna, dal titolo Ichthys Sacro Stagno, che prevedeva l’allagamento di tre chiese consacrate con l’inserimento dei pesci delle lagune circostanti, e poi rimetterli nei loro habitat; la seconda, Scultura nel Cielo è un’enorme tela di 200mq dipinta e installata a Milano in Corso Magenta, 22, per avvolgere un intero palazzo milanese in segno di provocazione e protesta per la tutela dell’ambiente. Si giunge poi all’Anguilla di Marte, o S’Anguidda in sardo, una installazione site-specific, materiale e visibile – ben visibile – alta 12m, larga 1,10m e pesante 5.000kg, in ferro battuto – prima zincato e poi smaltato. Installata nel 2010 a sinistra dell’entrata del Comune di Santa Giusta con il progetto di far emergere la testa del pesce direttamente nello Stagno del paese o – a detta di alcuni – probabilmente in un altro paese lagunare nel lato Nord del Golfo di Oristano: Cabras. L’opera rappresenta un’anguilla aliena subentrata nell’atmosfera terrestre e precipitata rimanendo incastrata al suolo, e perciò in evidenza solamente la sua gigantesca coda. Quanto alla testa, ancora non si sa molto solo che è stata saldata in due parti distinte dal medesimo fabbro che fece la coda dell’anguilla, e che sarà alta 7m per un peso totale di circa 3.000kg. «La testa dell’Anguilla,» dice Garau «ha vagato per 11 anni sotto una terra ricca di storia e civiltà. Adesso spunta nervosa, tenendo tra i denti tracce del nostro passato, quasi a voler metterci in faccia chi siamo stati e a ricordarci da dove veniamo. È stata, la nostra, terra di commercio, di ricchezza e incontri di tanti popoli che si avvicendavano nel Mediterraneo. L’Anguilla di Marte è un’opera che ha il compito di rammentarci che dimenticare le nostre origini è un’offesa al nostro presente che sta già diventando futuro.» Parlando invece di opere immateriali, Garau ha un progetto di ben 7 opere da “esporre” – come sottolinea un articolo di Stanze Italiane, museo virtuale dell’Istituto Italiano di Cultura di New York – qua e là per il mondo, alcune delle quali lo sono già state. La filosofia sul concetto dell’invisibile dell’artista, già presente nei suoi dipinti neri fin dall’esordio degli anni ’80, è emersa più che mai in questo periodo della sua vita per mandare un chiaro messaggio: «Nel momento in cui decido di “esporre” in un dato spazio una scultura immateriale, quel luogo concentrerà una certa quantità e densità di pensieri in un punto preciso, creando una scultura che dal solo mio titolo prenderà le più svariate forme. Il concetto delle mie sculture si discosta completamente dalle provocazioni di Marcel Duchamp agli inizi del ‘900 o successivamente dell’arte concettuale degli anni Sessanta. L’assenza della materia per me è un atto d’amore verso il non conosciuto e il mistero al quale quasi l’intera umanità si affida. Stiamo vivendo un momento in cui la nostra fisicità, il nostro esserci è sostituito dalle nostre immagini virtuali e dalla nostra voce (anche questa impalpabile). Il nostro essere carne e ossa deve fare i conti con l’assenza che è la vera presenza in questi tempi.» Nel 2021, il 5 febbraio Garau ha installato a Milano, in Piazza della Scala a pochi passi dal monumento di Leonardo da Vinci e dalle Gallerie d’Italia, Budda in contemplazione. Uno spazio rettangolare delimitato da un nastro bianco, a impatto zero sull’ambiente, un’opera fatta di sola aria, che è un chiaro invito di fermarsi e pensare. La frenesia di tutti i giorni e la continua corsa che la società che abbiamo creato, e che adesso ci richiede, non fa che farci dimenticare spesso e volentieri chi siamo e che cosa vogliamo veramente. È davvero questa la vita che vogliamo vivere? Lo stesso anno, il 29 maggio a New York, proprio

Chiesa romanica di Santa Giusta

La Basilica di Santa Giusta

Origine e architettura L’attuale Basilica, costruita prevalentemente in pietra arenaria del Sinis, venne eretta fra 1135 e 1145 e per tutto il Basso Medio Evo, dal 1119 fino al 1503, fu sede diocesana e il paese parte del Giudicato di Arborea, nella Curatoria di Simaxis. Purtroppo non si conosce chi sia stato l’architetto o il fondatore originario, si ipotizza però che fosse stata probabilmente finanziata dai Giudici sardi, solitamente coloro che contribuivano alla costruzione di imponenti edifici dedicati al culto sacro. Tuttavia, oggi è uno degli esempi d’arte romanica più importanti della Sardegna, una delle più rappresentative di questo stile. All’interno si compone di tre navate, di cui quella centrale ben più alta di quelle laterali, e sono delimitate da 14 imponenti colonne monolitiche: 11 in marmo vario e 3 in granito, con 8 capitelli corinzi, 1 calcareo, 3 compositi e 2 ionici marmorei; sicuramente la provenienza delle colonne è da attribuire alla città fenicia di Tharros. Le due cappelle laterali, del Rosario e dello Spirito Santo, non sono autentiche, difatti, vennero costruite nel XVII sec. e.v. probabilmente finanziate da Domenico Casula e Chiara Deidda, dei quali si trovano le tombe. L’abside e l’altare, o il presbiterio, fino al 1847 presentavano un muro che li divideva dal resto della chiesa. Venne abbattuto assieme all’altare ligneo e ciò che comprendeva in quello stesso anno, per volere dell’Arcivescovo Saba per dare vita a una balaustrata marmorea. Proprio sotto il presbiterio, di dimensioni uguali, si trova la cripta nella quale venne inizialmente sepolta la santa, seguita successivamente dalle ancelle di famiglia. Qui, troviamo 4 piccole navate con volta a crociera sostenute da 6 piccole colonne marmoree. La stanza oggi contiene le reliquie delle tre sante.   Questo sotterraneo, come testimoniato da numerose terrecotte rinvenute verso la fine dello scorso millennio nel sagrato della cattedrale, è quasi sicuramente stato la prima chiesa. Si pensa pertanto che ci potesse essere stato nel IV-III sec. a.e.v. un Tempio in onore di Demetra, Dea del grano, e di sua figlia Kore. L’attuale campanile venne ultimato nel 1908 su progetto di Dionigi Scanu. Il tetto della chiesa è stato completamente rifatto a seguito di alcune ristrutturazioni avvenute nell’ultimo ventennio del secolo presente. Targa della piazza Basilica di Santa Giusta (Fronte) Basilica di Santa Giusta (Retro) Particolare capitello del portone Modello della Pianta della Chiesa Navata centrale e laterali Particolare capitello I Particolare capitello II Particolare capitello III Particolare capitello IV Altare Entrata della Cripta Santa Giusta, Giustina e Enedina Reliquie delle Sante Altare della Cripta Particolare capitello V Particolare capitello VI Particolare capitello VII Particolare capitello VIII Particolare capitello IX Particolare capitello X Uscita della Cripta © Tutti i diritti riservati. Nessuna parte della presente pubblicazione può essere riprodotta, archiviata o trasmessa sotto qualsiasi forma o mezzo elettronico, meccanico, fotocopie, registrazioni o altro senza previa autorizzazione dell’autore.

Ponte Romano

Il Ponte romano e…

L’oro dello Stagno A testimonianza dell’esistenza della città di Othoca (antico nome dell’odierna Santa Giusta) si hanno i resti archeologici di un ponte d’epoca romana collocato a sud del paese. Questo collegava anticamente a turre karalis, strada che partiva da Turris Libisonis (Porto Torres) fino a giungere a Karalis. Una delle due principali strade, che collegava da Nord a Sud della Sardegna, che erano essenziali per il traffico di merci. Grosso modo, seppure con notevoli variazioni, oggi l’antica strada corrisponderebbe all’odierna SS131 “Carlo Felice” che porta a Cagliari. L’altra strada che faceva da arteria del commercio era denominata a tibulas Sulcis, ovvero la lunghissima strada che partiva da Tibula, proseguendo per Santa Teresa Gallura percorrendo la costa occidentale fino ad arrivare a Sulcis e infine all’isola di Sant’Antioco. Anticamente i ponti che collegavano la cittadella al resto dell’isola erano due: uno che prende il nome di su pontixeddu, ovvero il ponticello o piccolo ponte, poiché a una sola arcata, oggi non più esistente e che si trovava vicino alla chiesa di Santa Severa; l’altro, detto ponte maggiore, originariamente a cinque arcate, costruito per valicare il Rio Palmas – oggi Riu merd’e Cani – del quale ormai all’uscita Sud del paese rimane solamente l’arcata principale e un’arcata minore, che fungono da testimonianza per quella strada. Numerose anfore dell’era fenicio-punica e romana lasciano intendere che tali fossero i materiali che venivano commerciati all’epoca, oltre alla preziosissima ossidiana di Monte Arci. Più probabilmente con la vicina Aristanis (Oristano) denominata di fatto città della ceramica. Ritrovamenti archeologici riconducenti alla scoperta di Othoca cominciarono grazie all’antiquario professionista oristanese Giovanni Busachi, che strinse un accordo col Comune di Santa Giusta per poter eseguire a spese sue gli scavi nel territorio comunale, a patto che qualunque oggetto venisse trovato fosse spartito fra lui e il Comune. Gli scavi cominciarono nella parte retrostante la Chiesa di Santa Severa, detta Is Forrixeddus (i piccoli forni) fino a giungere ai resti del ponte romano oggi ancora in piedi, dove Busachi ci vide davvero bene: effettivamente in tutta quell’area anticamente si estendeva una vasta necropoli. Is Forrixeddus erano così chiamati, poiché, essendo ancora in epoca precristiana, il rito della cremazione era il più diffuso. Egli trovò decine e decine di tombe di splendida manifattura, dalle quali ricavò anche bei gioielli, ma non solo: scoprì anfore d’epoca fenicio-punico-romana, scarabei, manufatti di bronzo e d’argento, e centinaia di ceramiche. Morì misteriosamente nella Golena del fiume Tirso, nel 1875. Gli scavi proseguirono nel 1892 con l’Avvocato Efisio Pischedda, che ottenne il permesso per ulteriori scavi e ampliare la sua vasta collezione privata, oggi ben conservata e visionabile al Museo Arborense di Oristano. Gli scavi ripresero nel 1910 e per tutto il secolo scorso i ritrovamenti non furono diversi da quanto già trovato da Busachi, si differenzia una sola anfora di fattura greca rinvenuta nel Canale di Pesaria (vicino al porto industriale), che collega il mare allo stagno, e due teste elleniche rinvenute nel 2009 dagli archeologi Carladel Vais e Ignazio Sanna. © Tutti i diritti riservati. Nessuna parte della presente pubblicazione può essere riprodotta, archiviata o trasmessa sotto qualsiasi forma o mezzo elettronico, meccanico, fotocopie, registrazioni o altro senza previa autorizzazione dell’autore.

Storia di Santa Giusta

La leggenda narra che… Secondo Antioco Martis, Canonico del XVI-XVII sec. e.v., basandosi su una cronaca storica di del IV sec. e.v.  Giusta nacque ai tempi dell’Imperatore Adriano (117-138 e.v. ca.) a Æden (nome tradizionale per Othoca), cittadella sita sulla sponda orientale dell’attuale Stagno di Santa Giusta, da una famiglia aristocratica. A soli 12 anni d’età si convertì al Cristianesimo e venne istruita da Octaten (Ottazio), Vescovo della cittadella. La madre, Cleodonia, pagana convinta, la fece rinchiudere nella prigione sottostante la loro dimora e le inflisse tremende torture. A Giusta accaddero singolari miracoli, che convinsero la madre a liberarla. Alcune fonti narrano che poco dopo la sua liberazione la madre morì, e le sue due ancelle – Giustina e Enedina – vennero a sapere della conversione di Giusta e vollero seguirla come esempio. Un uomo nobile di Æden di nome Claudius (Claudio) infatuatosi di Giusta le chiese la mano, ma ella rifiutò poiché umilmente devota a Dio. Egli cercò di averla in ogni modo, persino ricorrendo ai poteri di un mago chiamato Cebrianus (Cebriano). Giusta avvertì strane sensazioni e invocò l’aiuto divino, al che la terra tremò violentemente e una mole d’acqua immane sommerse la cittadella, lasciando morti il nobile, il mago e tutti gli altri idolatri pagani. Altre narrano che Claudius tentò di fare rapire Giusta, ma i rapitori furono sviati da una densa nebbia mattutina di maggio – che a volte si dice che si ripresenti ancora – pertanto, Claudius si rivolse allo stregone. Al che la madre di Giusta – secondo questa fonte ancora viva in questo momento – non potendone più di questa situazione, rinchiuse nuovamente la figlia nelle carceri sotto la loro casa. Era il 13 maggio e Giusta, mentre recitava disperatamente le preghiere implorando a Dio di farla morire, le sue parole vennero ascoltate. Il giorno dopo, il suo corpo venne sepolto nelle carceri sottostanti l’abitazione di famiglia. A breve distanza dalla morte di Giusta morirono anche Giustina e Enedina, e vennero interrate accanto al corpo della prima. Il giorno in cui viene tributato il culto della santa è il 14 maggio, esteso al 15 anche per le sante Giustina e Enedina. In Sardegna il culto per Santa Giusta è attestato in diversi paesi: Calangianus, Chiaramonti, Gesico, Loiri, Porto San Paolo e Uta. Alla Santa sono dedicate in tutta la Sardegna ben 11 chiese, fra le quali la più importante – per via del culto e architettonicamente parlando – è Santa Giusta. Si ha testimonianza del fatto che, durante le invasioni saracene, i resti della santa furono portati nella Chiesa di Santa Restituta di Cagliari. E secondo un documento d’inizio millennio, le reliquie della santa sono tornate alla propria basilica originaria il 2 maggio 2004, e sono oggi esposte nella cripta. © Tutti i diritti riservati. Nessuna parte della presente pubblicazione può essere riprodotta, archiviata o trasmessa sotto qualsiasi forma o mezzo elettronico, meccanico, fotocopie, registrazioni o altro senza previa autorizzazione dell’autore.

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