Nella terra che un tempo appartenne alla celebre Giudicessa Eleonora d’Arborea, il 2 Febbraio di ogni anno, ha luogo Sa Candelora: il tributo pagano che sa Sartiglia ha dovuto pagare al Cristianesimo. In altre parole, la cristianizzazione del rito pagano de Sa Sartiglia, momento tanto atteso da tutti gli oristanesi, nel quale i nominati Su Cumponidori (Capocorsa), su Segundu e su Terzu dell’anno ricevono le rispettive candele sacre e benedette, che verranno distribuite poi anche a parenti, amici e oratori al termine della messa. In passato, il tutto avveniva con estrema riservatezza, il Presidente del Gremio in merito si recava assieme ai massimi rappresentanti del Gremio e ai giovani chiamati operaieddus direttamente nella casa dell’uomo prescelto a fare Su Componidori, al quale augurava secondo l’appartenenza del Gremio: Santu Giuanni ti salvidi! se del Gremio dei Contadini o Santu Giuseppi ti salvidi! se di quello dei Falegnami e l’investitura non era agli occhi del popolo, bensì riservata a pochi. Inoltre, su Cumponidori doveva presentarsi puro alla competizione, libero dai peccati, pertanto, il giorno stesso o qualche giorno prima doveva andare a confessarsi e ricevere l’eucaristia. E, a proposito di purezza, le donne che vestivano su Cumponidori dette is Massajeddas dovevano essere vergini. 
Rimane però un mistero se quest’ultima informazione sia veritiera o meno, non vi sono fonti che effettivamente attestino ciò. Col passare del tempo tutto è cambiato, oggi chiunque, anche i turisti che vengono a Oristano proprio per assistere alla Sartiglia possono recarsi e partecipare a sa Candelora così come all’investitura de Su Cumponidori nelle rispettive case plurisecolari scelte: Via Aristana, Squilli di trombe e su passu ’e strada conducono l’ancora uomo verso la casa del rispettivo Gremio, se domenica in quella dei Contadini, se martedì in quella dei Falegnami. Is Massajeddas, devote ancelle di su Cumponidori, vestite impeccabilmente in costume sardo e affiancate a sa Massaja Manna (con più e più investiture di Cumponidori alle spalle), attendono che l’uomo arrivi dalla stanzetta nella quale si è appartato a indossare i primi indumenti del costume de su Cumponidori, oggigiorno ancora lo stesso del XVIII secolo, quello del tipico agricoltore campidanese. Egli è nella stanzetta e si infila la camicia di lino ricamata, tipica de su Cumponidori, i calzoni corti scamosciati color miele e gli stivaloni in pelle, che probabilmente in antichità erano i borzacchinos. Arrivato sul grande tavolo detto sa mesitta egli viene investito come tradizione vuole, per essere bello come non mai, ma al contempo impassibile, quasi assorto nei suoi pensieri, audace come un cavaliere d’altri tempi, e per un giorno: un Dio sopra tutti coloro che ha intorno a sé. È proprio questo il momento d’incontro fra paganesimo e cristianesimo, un’incoronazione e la supremazia sopra il popolo e per il popolo, l’uomo che diventa superuomo per un giorno e deve dimostrare al popolo il valore delle sue gesta attraverso il fedele percorso de Sa Sartiglia, percorso che richiama i grandi fasti della cultura cavalleresca del passato. Durante il momento dell’investitura vengono messi diversi indumenti al Cumponidori e il costume suo si differenzia nei due Gremi per la sola presenza di alcuni fiocchetti (quello rosso per il Gremio dei Contadini; quelli rosa e celesti per il Gremio dei Falegnami) e il colore della maschera (verde la domenica di quinquagesima e marrone il martedì grasso). Su Cumponidori già vestito con una camicia bianca ricamata, con dei pantaloni scamosciati e gli stivali, viene vestito dalle massajeddas con il coietto o colletto (un corpetto in pelle dello stesso colore degli stivali, lungo più o meno fino alle ginocchia e guarnito di fermagli d’argento che lo chiudono), ai fianchi gli viene posto un grosso cinturone in cuoio contenuto da una ricca fibbia argentea, nelle maniche della camicia di lino vengono poi stretti tre fiocchi di seta di color bianco, rosso e azzurro (i colori della città di Oristano e della Sardegna Aragonese e Arborense) che creano così tre sbuffi nelle maniche tipiche del costume Secentesco . Le massajeddas, operano magistralmente la cucitura di un fazzoletto o velo bianco in zicchignac che verrà accuratamente cucito attorno alla testa dell’uomo, e fissato sotto il mento con un fermaglio d’oro. Infine, una mantiglia nitida si adagia dolcemente sugli omeri e il velo viene assicurato alle bende. Il passaggio dall’essere uomo a quello di divinità è segnato nel momento in cui vengono messi al Cumponidori la maschera androgina impassiva, dalla quale si scorgono appena gli occhi del capocorsa, a seguire la tuba nera e la camelia rossa a due foglie, che viene fissata nel suo petto. Un tempo la camelia veniva porta da su Primu Majorali (l’Operaio Maggiore) che successivamente offriva la spada a su Cumponidori, che toccava con la mano destra in segno di giuramento, e una massajedda gliel’assicurava al suo fianco, infine gli venivano applicati gli speroni d’argento. Questo rituale oggi è stato soppresso, soprattutto per un’etica animalista sono stati vietati gli speroni che ledevano i cavalli spesso anche in malo modo. Tuttavia, tale usanza è testimoniata nel libro Storia di Oristano di Giuseppe Maria Carta e Goffredo Casalis. A questo punto, su Cumponidori, fra squilli di trombe e rulli di tamburi che accompagnano tutta l’investitura, direttamente da sa mesitta monta a cavallo, anch’esso bardato di settanta rosette ricamate a mano, fiocchi e coccarde che lo rendono degno di essere il destriero del capocorsa de sa Sartiglia. Su Cumponidori da sa mesitta monta in sella al cavallo per un motivo ben preciso: perché non potrà toccare terra in carne e ossa, e sul cavallo dovrà restare fino a sera, momento in cui ritornato a sa mesitta verrà svestito e privato del suo potere oltreumano e tornerà a essere un comune mortale dello stesso popolo che ha benedetto durante la giornata e al quale ha regalato momenti indimenticabili. In ultimo, per donare al Componidori il potere divino gli viene porta sa Pippia de Maju, e con la medesima benedice il Presidente, is Massaiedas e il Gremio. Una volta uscito dalla casa dell’investitura, su Componidori è affiancanto dai suoi più fedeli: Su Secundu e Su Terzu cumponis, ossia il secondo ed il terzo cavaliere che correranno la Corsa alla Stella.

Attorno a loro tutti gli altri cavalieri, 120 in totale, vestiti anche loro con pregevoli vestiti sardi d’ogni dove siedono sopra cavalli bardati di rosette che riportano diversi colori che richiamano la primavera e che auspicano la prosperità. Tutti loro si muovono a gruppi di 3 e sfilano dalla casa dell’investitura fino alla Piazza Mannu, dove avrà inizio la giostra equestre vera e propria con la benedizione sa Remada de Su Cumponidori con Sa Pippia de Maju che verrà fatta prima dell’inizio della Sartiglia, e alla fine, dopo 120 discese – a discrezione de su Cumponidori – di cavalieri che dovranno infilzare e aggiudicarsi quante più stelle possibili perché ne giovi il proprio Gremio. È importantissimo che su Cumponidori non tocchi mai terra fino a sera, né venga disarcionato perché sarà scorno per sé e malaugurio per il popolo A fine giornata dopo aver fatto la corsa alla stella su Cumponidori assieme al resto dei sartiglianti tornano alla casa nella quale è stata fatta la vestizione, lì lo attendono nuovamente is massajeddas per la svestizione, momento in cui il Dio per un giorno ritorna comune mortale.

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