Conosciuta a livello internazionale, la Corsa all’Anello in italiano (dall’iberico Sortija che a sua volta deriva dal latino Sorticula, che a sua volta deriva da sors ossia sorte), ben più nota col nome di Sartiglia, ma più propriamente Sa Sartilla è una manifestazione che ha le sue origini remote nel Medio Evo. Una vera e propria giostra equestre, citata da molte cronache storiche europee, e della quale si ha la primissima testimonianza a Oristano (Aristanis) nel XVI secolo, in pieno Rinascimento, precisamente nel 1543 per una festa in onore di Re Carlo V d’Aragona. La Sardegna, già da tempo, si erano stabiliti gli Aragonesi e l’isola non era più divisa nei famosi Giudicati di Callaris, Arborea, Torres e Gallura, poiché cessati durante le invasioni. Il più longevo fra tutti fu il Giudicato d’Arborea, che cessò solo nel 1410.
Sa Sartiglia è un rito pagano, col tempo immischiatosi al Cristianesimo, in quei tempi ancora molto presente e austero. Un frammisto quindi di cultura pagana e cultura cristiana, che vede il suo incontro fra queste proprio il 2 febbraio di ogni anno: giorno de Sa Candelora. Il giorno della consegna di una candela benedetta che viene affidata al prescelto Componidori, un tempo detto el Mantenidor, che dovrà capeggiare la giostra.
Sa Sartiglia si corre l’ultima domenica e l’ultimo martedì di Carnevale: il primo giorno è organizzata dal Gremio dei Contadini; il secondo giorno è organizzata dal Gremio dei Falegnami. In giro al mattino presto, attorno alle 10 si aggira per le piazze della città un araldo a cavallo, su bandidori de sa Sartiglia, vestito in abiti tradizionali e con un cappello particolarmente vistoso per via della sua lunghissima piuma. Egli è scortato dagli alfieri che stringono saldamente gli stendardi della città di Oristano seguiti dal Gruppo Storico dei Tamburini e Trombettieri. Egli apre la domenica di quinquagesima e il martedì grasso annunciando in 6 piazze (cominciando da Piazza Eleonora d’Arborea, Piazza Roma, Piazza Mariano IV, Piazza Sant’Efisio e Piazza Mannu, per poi ritornare a Piazza Eleonora) l’inizio della giostra equestre, per la quale tutto il popolo è tenuto a partecipare e a recarsi presso sa seu de Santa Maria (la piazzetta di fronte all’Arcivescovado) per prendere postazione. Nel frattempo, è stata già posizionata la stella protagonista emblematica di questa tradizione plurisecolare.
Il percorso non è mai stato cambiato da secoli, comincia sempre con la vestizione che avviene in una delle dei Gremi in base al giorno in cui viene corsa la Sartiglia, poi si prosegue con la sfilata di circa 15-20 minuti fino ad arrivare in Piazza Mannu, dove un tempo regnava il Palazzo dei Giudici e dominava l’ingresso Sud della città di Aristanis l’imponente cinta muraria medievale con la sua Porta a Mari, distrutta nell’Aprile 1907. Una volta giunti nella Piazza, il popolo si accomoda dietro le transenne protettive poste lungo il percorso della gara delimitato anche da balle di fieno, oppure sulle tribune che vengono appositamente montate solo in quei giorni dell’anno per godersi lo spettacolo dall’alto. Dopodiché, ha inizio la giostra equestre vera e propria con la benedizione de Su Componidori che passa sotto il nastro verde che regge la stella, con Sa Pippia de Maju, lo scettro sacro e profano che benedirà cavalieri, tamburini trombettieri e tutto il popolo presente, per celebrare la stagione a venire (la Primavera), per augurare prosperità, amore e fertilità. Tale benedizione è il momento culmine che segna l’inizio della giostra.
Avvenuta la benedizione de su Componidori, egli torna verso la Piazza Mannu, dalla quale partirà a galoppo col suo destriero dritto verso la stella. Solo la presa della stella da parte de su Componidori è già un enorme segno di gratitudine per il popolo e un ottimo principio di prosperità per il proprio Gremio. Seguono esultanze da parte della gente che ammira la maestria del Dio a cavallo nel cercare di prendere quella stella ad ogni costo, e anche in caso di mancata presa, un tributo d’onore è degno d’un cavaliere.
Alla discesa de su Componidori seguono su Secundu e su Terzu che cercano di impugnare la stella con la spada all’inizio della giostra e al termine con una corta lancia di legno bianca ben più grossa di una spada chiamata su stoccu. A queste tre figure che aprono la giostra fanno seguito numerose discese di cavalieri scelti dallo stesso Componidori, che daranno uno spettacolo unico al mondo che si tramanda da secoli. Al termine delle discese su Componidori mostra la sua audacia nell’ultima gesta di benedizione: sa Remada. Una spettacolare discesa che vede su Componidori supino a cavallo reggente le redini con la sua mano sinistra e con la destra che agita sa Pippia de Maju esattamente nella maniera in cui si fa la croce cristiana.

Nei secoli, come tutte le cose che sono su questa terra, la giostra equestre medievale ha subìto diversi cambiamenti. Ad esempio, non si tratta più di una corsa all’anello, come nel Medio Evo, bensì di una corsa alla stella; gli squilli delle trombe e il rullare dei tamburi, in passato non era parte dell’anima e del ritmo che segue la Sartiglia dall’inizio alla fine, bensì erano suoni di avvertimento dell’arrivo di un altro cavaliere. Se oggi, per chi conosce ciò di cui parlo, si provasse a immaginare questa giostra pluricentenaria senza trombettieri e tamburini, la Sartiglia non sarebbe Sartiglia. Fortunatamente, a dispetto di molte altre cose che vengono corrotte nel tempo il significato di questa manifestazione famosa a livello internazionale, seppur più popolarizzato è rimasto lo stesso: fra sacro e profano. Particolare menzione è da fare per la parte che segue la corsa alla stella, un tempo fine della giostra. Si tratta de las Parejas ossia le Pariglie, una seconda giostra, una festa nella festa che venne aggiunta probabilmente nel XVIII secolo per la celebrazione delle nozze reali di Carlo Emanuele di Savoia con la Principessa Anna Cristina Luisa Palatina di Sultzbach e che ancora oggi è uno dei momenti più attesi della manifestazione. Dopo la corsa alla stella i sartiglianti portano i propri destrieri al Vico Tirso (anticamente Vico Mannu e poi Vico Su Pontixeddu), ovvero il piccolo portico che da tempi memori si affaccia sulla Piazza Roma (un tempo Piazza Mercato), esattamente di fronte alla Chiesa di San Sebastiano. Da questo punto preciso, i cavalieri si mettono nel retro del portico in fila per tre, da qui escono maestosi e impavidi 120 cavalieri, che fanno 40 discese acrobatiche lungo l’odierna Via Mazzini (un tempo Via San Sebastiano e anticamente Ruga del Castellano). È il momento che loro stessi aspettano per dare il meglio di sé, ed è anche uno dei momenti più eccitanti e pericolosi di tutta la manifestazione, d’altronde si sa: il pericolo attira a tutti. È un esempio del coraggio e della bravura dei cavalieri un’acrobazia mortale come la piramide: due cavalieri in piedi al proprio cavallo a galoppo e il cavaliere che sta al centro che sale sulle spalle dei due laterali e si regge alle loro mani. Spettacoli da vedere almeno una volta nella vita!
Oristano vive 3 giorni all’anno: dall’ultima domenica all’ultimo martedì di Carnevale. Riprendendo le parole dalla prefazione del libro sulla Sartiglia edito da L’Unione Sarda:
«[…] Questa città si finge assonnata, immobile, sempre uguale a se stessa. Ma non è vero. Oristano è il simbolo della tradizione che si ripete rinnovandosi di giorno in giorno, lentamente ma con costanza. Oristano è la terra, è il gioco delle cose che non mutano è il simbolo di ogni consuetudine. […] Oristano si trasforma. Diventa suono, musica, allegria. Diventa tutto ciò che non è per il resto dell’anno. Per 362 giorni all’anno è modesta, operosa, silenziosa, tranquilla. Poi tutto cambia. […]»
Per questi giorni, viene preparato il percorso che faranno i cavalieri: da Piazza Mannu a Piazza Mariano IV, passando per Via Duomo e proseguendo fino a Vico Tirso e poi lungo Via Mazzini. L’asfalto viene ricoperto di tonnellate di sabbia color ocra e spianata il tanto che basta per sostenere una possibile caduta di qualche cavaliere al fine che questi non si faccia male. Le balle di fieno vengono messe ai lati delle strade come delimitazione del percorso e come varchi per il solo passaggio pedonale. La città vecchia, quella delle mura medievali, è un out assoluto per le macchine per 3 giorni interi, un magnifico ritorno ai tempi del passato. C’è solo da divertirsi in questi giorni, e per qualunque età, e credetemi… ci si diverte sempre!

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