
Da tempi memori sa Sartiglia ha sempre avuto delle regole ferree che venivano fermamente rispettate fino a circa 70 anni fa. Di seguito le 15 regole più imperanti, che imponevano di essere tassativamente e indiscutibilmente osservate.
Su Componidori, Mastro di Corsa, Giudice di questa manifestazione equestre,
- decideva chi di volta in volta doveva correre la corsa;
- doveva mettersi in una specie di recinto all’altezza de sa seu de Santa Maria (ov’è posta la stella della corsa) a poca distanza dalla stella (nel Medio Evo l’anello) per assistere, sorvegliare e disporre i cavalieri nella loro corsa alla stella, e intervenire se necessario. Gli ordini erano da impartire sempre con la spada sguainata;
- in caso di mancanza di rispetto, insubordinazioni, poteva ordinare all’Aiutante di Campo che si appellava alle forze dell’ordine di estromettere dalla gara il cavaliere che si era permesso di osteggiare i suoi ordini inappellabili. Questi doveva immediatamente allontanarsi dalla lizza dove si corre sa Sartiglia;
- aveva diritto a ricevere ogni contestazione, lamento o protesta solamente tramite l’Aiutante di Campo, o in sua assenza del Vice Componidori, mai direttamente a lui in prima persona per questioni gerarchiche;
- aveva il dovere di far appendere la stella a una determinata altezza, circa 3,40 m;
- imponeva che l’anello doveva essere incassato con la spada o con la lancia e mantenuto fino a posarlo ai piedi suoi. Se questo cadeva durante la corsa anche dopo che fosse stato preso dal cavaliere, la presa era ritenuta nulla;
- imponeva l’uso della propria spada per sé e per ciascuno dei competitori, nessuno dei quali poteva cambiarla con un’altra, poiché doveva essere di eguale peso, lunghezza e impugnatura;
- vietava di far correre per due volte la stessa persona, a meno che non avessero già corso tutti i partecipanti. Le preferenze non erano ammesse;
- sceglieva l’ordine in cui dovevano correre i partecipanti, e tale ordine doveva essere rispettato anche per le successive discese;
- imponeva al suo Vice Componidori di fare rispettare ai cavalieri quanto diceva, quindi di non scambiare armi o invertire l’ordine della corsa;
- vietava a qualunque estraneo non autorizzato da lui o dal suo Vice di entrare nella lizza;
- imperava a tutti i cavalieri di non togliersi la maschera finché non fossero tornati alla casa del Majorale;
- ordinava che tutti i cavalieri erano tenuti a far parte del corteo d’onore de su Componidori dalla casa del Majorale alla lizza e viceversa;
- ai fini della sicurezza di ciascun cavaliere e principalmente del pubblico, vietava di consumare sostanze alcoliche nella lizza, pena l’estromissione dalla gara;
- poteva escludere dalla gara qualunque cavaliere fosse indecoroso, litigioso o portasse una maschera comica o addirittura scomposta secondo i costumi dell’epoca. La maschera doveva essere seria e dignitosa!
Di tali regole si sa bene che non tutte venivano rispettate né nei tempi antichi né nei più recenti. Tutta questa rigorosità nel tempo è andata scemando. Probabilmente altri tempi richiedevano più austerità d’oggigiorno, dove fortunatamente si vive in pace la manifestazione e ci si diverte senza farsi male, segno anche di intelligenza da parte dei cavalieri che pur indossando anche maschere buffe, risibili e improponibili tempi addietro – come si è visto – e non rinunciando a un degno bicchiere di vernaccia, nettare del Carnevale oristanese, dimostrano serietà e competenza, e ogni anno non smettono di stupire il proprio pubblico e il proprio ego.




Nel corso della storia, tutte le cose cambiano, e fra queste anche sa Sartiglia ha subìto diverse modifiche. Oggi, coloro che non amano guardare l’origine delle cose potrebbero rimanere quasi stupiti dello spettacolo che hanno di fronte agli occhi. Di seguito alcune curiosità che lasceranno di stucco chi non ancora edotto sul passato di questa manifestazione:
I. È una manifestazione attestata nel XVI e diffusa in tutta Europa, principalmente in Spagna, Francia e Italia nota con diversi nomi Sortija o in Catalano Sartilla, mentre in Francia è nota col nome di Course de Bagues. Gli studi cominciati nel XIX secolo vollero questa tradizione essere originariamente praticata dai Mori, che una volta scontratisi con gli Spagnoli, questi ultimi avrebbero assorbito la costumanza e pertanto praticato la Sortija. Una volta che gli Spagnoli fecero loro tale tradizione, durante le conquiste la vollero esportare in Sardegna, e da qui successivamente a Pisa, città nella quale si ha già testimonianza nel Medio Evo. Secondo alcuni esperti, quali Francesco Loddo Canepa e Felice Cherchi Paba sa Sartiglia risalirebbe al 1323 per il primo, che la collega alle primissime invasioni Aragonesi mentre per il secondo la data è il 1273, in piena epoca giudicale per via dei donnicelli di Arborea che venivano educati alla Corte Aragonese. Tuttavia, le discordanze non mancano su questo fronte, dove remò contro il defunto Giuseppe Pau, noto Peppetto, asserendo che sa Sartiglia per quanto assonante col catalano Sartilla la colloca in piena tradizione cavalleresca italiana, poiché anche se in epoca giudicale i Giudici d’Arborea avevano buoni rapporti con la penisola. Tale teoria venne sostenuta anche dallo studioso medievista Lucien Clare nel suo studio La Quintane, la course de bagues et le jeu de têtes del 1983 [Paris: Edition du Cnrs]. Un articolo dell’Unione Sarda scritto da Ubaldo Fluris riporta 5 punti fondamentali che riconducono alla teoria di Giuseppe Pau:
- Non esiste alcun documento antico spagnolo che rinvii a una origine araba della giostra equestre;
- Nessun poema medievale tratta della corsa degli anelli;
- Le fonti storico-documentarie spagnole attestano l’esistenza de la Sortija solo a partire dal 1460, esaurientemente trattata in una cronaca storica anche dal Connestabile Don Miguel Lucas de Iranzo.
- In Italia, la corsa degli anelli è documentata negli Statuti di Ascoli Piceno sin dal 1370.
- In Francia, il primissimo riferimento a la course de bagues risale al 1547 e si ritrova anche nelle opere di Melin de Saint-Gelais.
Lucien Clare, a fronte di ciò, ha dichiarato che la culla e l’irradiazione della tradizione cavalleresca, poi diffusasi in tutta Europa nel XVI secolo, è l’Italia. In altre parole, per mancanza di documentazione spagnola non si può dichiarare che sa Sartiglia derivi dalla tradizione cavalleresca spagnola, anche perché le date parlano chiaro, esiste anche prima di quest’ultima. Inoltre, non c’è prova che dimostri la derivazione araba, che è da escludersi a priori. Sono state avanzate due ipotesi sulla derivazione etnologica del nome della giostra equestre: la prima che prevederebbe un percorso inverso dei Catalano-Aragonesi che dall’Italia conduce alla Spagna passando per la Sardegna, dove questi avrebbero conosciuto fra XIV e XV secolo la manifestazione che successivamente avrebbero chiamato nel loro Paese Sortija, testimoniata sin dal 1460; l’altra ipotesi, più probabile, è che nell’isola i Catalano-Aragonesi potrebbero aver trovato una variante di un gioco a loro già noto.
II. Dietro a una giostra di mascherato maschilismo per ben 4 volte nella storia sono state Componidori delle donne, i cui nomi sono:
- Annadina Cozzoli (Componidori la Domenica del 4 Marzo 1973);
- Elisabetta Sechi (Componidori il Martedi 9 Febbraio 2010);
- Valentina Uda (Componidori il Martedì 12 Febbraio 2013);
- Emanuela Colombino (Componidori Martedì 4 Marzo 2014).
III. Solo 3 volte nella storia della Sartiglia la manifestazione non è stata fatta:
- Nel 1637 perché l’isola venne invasa dai Francesi;
- Nel 1980 perché i cavalieri scioperarono per questioni politiche. A tutela di loro stessi si riunirono e lo stesso anno diedero vita all’Associazione Sa Sartiglia;
- Nel 2021 per via dell’epidemia di Covid-19.
Basti pensare che è un momento sacro per Oristano, il più atteso di tutto l’anno, che pure durante le pestilenze del passato, tuttavia, ogni domenica e ogni martedì di fine Carnevale per la Via Duomo su Componidori era presente anche da solo, vestito col suo costume da Dio, a girare per le strade e a benedire la città e i suoi abitanti nell’augurio di giorni migliori.
IV. Il percorso attuale de sa Sartiglia che si corre da Piazza Mannu a Piazza Sant’Antonio, passando per Via Vittorio Emanuele II ov’è posizionata la stella, in passato era diverso. Racconta Felice Cherchi Paba in un articolo che scrisse per l’Unione Sarda, che i cavalieri in passato partivano da Porta Mannu voltando per Via Vittorio Emanuele II, per poi prendere Via Teatro San Martino (oggi Via Ciutadella de Minorca), proseguendo per Piazza del Municipio (oggi Piazza Eleonora d’Arborea) finendo nella gergalmente chiamata Via Dritta o Diritta (in realtà si chiama Via Umberto I) e concludersi a Porta Ponti (l’arco sotto la Torre di San Cristoforo di Piazza Roma, all’epoca Piazza Mercato). Un percorso tortuoso, serpeggiante, fatto d’un selciato sdrucciolevole lungo oltre 300 m che passava la città vecchia da una delle porte d’accesso maggiori e ultimava nella porta nord della cittadella. Secondo alcuni signori, la stella pare fosse piazzata al centro della Via Umberto I, proprio di fronte all’entrata del Palazzo dei Marchesi di Arcais, Signori del Campidano. Tale percorso pare fosse in auge sino alla fine del XIX quando si scelse di cambiare locazione.
V. La tuba nera (il cappello indossato da su Componidori) non rientra nella tradizione originaria de Sa Sartiglia. Venne introdotta nel XIX secolo, si stima secondo alcuni studiosi attorno al 1890, poiché a testimonianza di Giuseppe Mura, noto Don Peppe, un nobiluomo di Paulilatino che da giovane partecipò alla Sartiglia di Oristano: al tempo non esisteva portare alcuna tuba nera, alcun fazzoletto o velo bianco sotto la maschera e nessuna camelia sul petto. Su Componidori sino alla fine del XIX secolo indossava il cappello a larghe falde cadenti tipico dei contadini dell’epoca Probabilmente 3 segni distintivi volutamente introdotti da qualche nobile per distinguere su Componidori dal resto dei sartiglianti.
VI. Sa Sartiglia d’epoca medievale prevedeva un vero e proprio anello da infilzare con la spada. Questo era della misura di un ottavo segoviano un nome che nel suo significato più comune corrisponde a una moneta spagnola di rame che pesava un ottavo d’oncia. L’anello a un certo punto della storia ha cambiato sagoma ed è diventato una stella di Salomone, in passato a 6 punte e con un foro più piccolo, oggi a 8 punte e col foro più dilatato. Secondo gli esperti studiosi de sa Sartiglia la stella di Salomone è molto frequente nella monetazione islamica e spagnola, e fino al XIX secolo chiamavano ochavos morunos la stella a sei punte, moneta con la quale gli Arabi pagarono le indennità della guerra del 1860 al Regno di Spagna. Si è congetturato ma non dimostrato con dati di fatto che il colore verde del nastro che sorregge la stella sia parte del carattere apotropaico isolano oppure che il verde richiami il colore dell’Islam. Francesco Alziator, in un articolo scritto per L’Unione Sarda, fa un paragone fra la Giostra del Saraceno di Arezzo e sa Sartiglia di Oristano mostrando una possibile analogia, ovvero che nella giostra aretina il bersaglio è costituito da un simulacro Saraceno, fervido nemico dei Cristiani; pertanto, il verde che secondo lui richiamerebbe l’Islam e la stella di Salomone molto presente nella monetazione islamica starebbe a simboleggiare il nemico che viene infilzato dal sartigliante.
A mio parere, penso che lo studio su ciò vada molto approfondito. L’immaginazione è bella, ma i fatti reali lo sono ancora di più soprattutto se dimostrabili. Non penso che la congettura di Alziator non possa essere veritiera, ma ciò ricondurrebbe la manifestazione a essere veramente troppo spagnoleggiante e pertanto altre teorie esposte circa la provenienza del nome e della tradizione de sa Sartiglia non si dimostrerebbero altro che una contraddizione con quanto già detto altrove. Non bisogna omettere anche il fatto che il verde, come tutti i colori è legato a più e più cose. Ad esempio: è un colore che indica speranza, la speranza di prendere la stella, che su Componidori la prenda per buon auspicio del popolo e del raccolto; la speranza di riuscire a prenderne il più possibile per il proprio Gremio.
VII. Da qualche anno a questa parte è stata introdotta l’elezione delle 2 Eleonore, ovvero quella dell’anno corrente e l’altra che dovrà impersonare Eleonora d’Arborea alla sfilata di paggi e dame che precede i cavalieri nei giorni de sa Sartiglia.
VIII. Sa Pippia de Maju è ben più antica della tradizione equestre de sa Sartiglia. In passato, a differenza di oggi che assiste anche su Componidori con parenti e amici per la preparazione della medesima, la fase di preparazione era molto più intima e decisamente meno cerimoniosa. Era una pratica quasi privata de s’Oberaiu Majori o de su Majorale en Cabo e fino agli anni ’70 del XX secolo riservata agli uomini, e su Componidori vedeva sa Pippia de Maju solamente il giorno della corsa a vestizione compiuta. Oggi la Domenica di Carnevale, giornata del Gremio dei Contadini, sa Pippia de Maju viene portata a su Componidori da un bambino; mentre il martedì, giornata del Gremio dei Falegnami, viene portata da una bambina (Massaiedda).

IX. Su bandidori de sa Sartiglia (o il banditore), non è testimoniato nei documenti antichi, quasi certamente sta a rappresentare il banditore medievale che annunciava l’inizio di qualunque evento importante al quale la popolazione era invitata a partecipare. Oggi è diventato parte del rituale di apertura della giostra equestre e con ogni probabilità è un’introduzione del XX secolo.
X. La maschera de su Componidori in antichità era fatta di cuoio, fra le più utilizzate sin dai tempi medievali, e fino al XIX secolo, vi erano quelle di pelle di bue, di coniglio, di gatto selvatico e di volpe. Altra peculiarità della maschera è che la domenica di quinquagesima essa è di color verde, ché richiama il colore della terra ed è quindi legata al Gremio dei Contadini; il martedì grasso essa è di color marrone, secondo Felice Cherchi Paba, come scrisse in un articolo de L’Unione Sarda «Il Gremio dei Falegnami»:
“Mentre comprendiamo e possiamo interpretare quel colore verde (come colore attinente al verde agricolo) della maschera del Componidori della Sartiglia degli Agricoltori, che si corre la domenica, per la maschera del martedì di oscuro colore, riteniamo che questo fosse originariamente rosso diventato scuro, col tempo, per ossidazione.”
Nello stesso articolo egli azzarda anche a porre la domanda se effettivamente su Componidori nel Medio Evo portasse o meno la maschera oggi conosciuta. Ed è probabile, ma non effettivamente accertato, che fino al XV secolo la Sartiglia fosse corsa senza maschera, vezzo che venne introdotto ai fini carnevaleschi in epoca rinascimentale, che segnò secondo Cherchi Paba il passaggio da gioco d’arme medievale a cavalcata mascherata.
XI. Il posizionamento dell’altezza della stella inerente alla regola V. suddetta, è riportato anche in antichi documenti rinascimentali spagnoli inerenti la Sortija, che indicavano: “Este pende da una cuerta o palo tres o cuatro varas alto del suelo”. La vara è un’antica unità di misura utilizzata nei paesi di dominazione spagnola (Spagna, Portogallo e l’attuale America Latina). La vara nei diversi paesi assumeva un valore diverso che oscillava fra 0,80 e 0,88 m. L’anello, poiché in epoca medievale, doveva essere posizionato a cuatro varas alto del suelo, in Spagna al tempo la vara era di circa 0,847 perciò doveva essere messa a 3,38-3,39 m d’altezza dal suolo. O se si tiene in considerazione la vara aragonesa che era fra le più diffuse all’epoca, questa constava di 0,772 m, perciò la stella doveva essere messa all’altezza di 3,08 m.
XII. Is Massaieddas, le piccole contadine, nel ruolo che rivestono oggi, sono un’invenzione nata alla negli anni ’70 del XX secolo, probabilmente per rendere più scenica e cerimoniale la Vestizione de su Componidori. Momento che in passato, e fino agli anni ’80, avveniva nella casa del Presidente del Gremio ed era prettamente riservata a sa Priorissa (moglie de s’Oberaiu Majori per il Gremio dei Contadini o de su Majorale en Cabo per il Gremio dei Falegnami).
XIII. Il 9 Febbraio 1991 la citta di Oristano, viste le comuni manifestazioni equestri con la penisola iberica, strinse un gemellaggio con Ciutadella de Minorca. Per tale gemellaggio è stato insignito a una via della città antica di Oristano il nome della città spagnola.
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